Le Terre di Lorenzo
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La cattura di Alastor

Post has published by Lorenzo Armenio

– Diario di Colin – Hillong, 16 dicembre

Stamattina con il gruppo abbiamo raggiunto Hillong, dove sembra che delle attività anomale abbiano coinvolto alcuni cittadini. Delle fonti sul posto hanno raccontato di un uomo schivo e violento che passa le notti tra i boschi terrorizzando le famiglie. Quei luoghi sono di solito popolati dai bambini la mattina, ma ora i genitori hanno paura di cosa possano trovare. 

Come da prassi, abbiamo chiesto a Jam se avesse ricevuto una previsione, ma la sua risposta è  stata semplice: dovevamo attendere quella stessa notte, sul lato sud del bosco, l’arrivo di una ragazza. Ormai eravamo abituati al fatto che le sue premonizioni fossero tutt’altro che chiare e precise, ma eravamo consapevoli dell’abilità necessaria a interpretare tutti i segni che gli capitavano davanti agli occhi: sapere quando, dove e chi era sufficiente per il momento. Passata la giornata ad assicurarci di non avere sorprese durante la nostra osservazione notturna, ci nascondemmo appena dietro un grosso albero secco e sradicato, disteso sul fianco e abbastanza grande da celare tutti noi. Siamo stati ore e ore a fissare le infinite file di alberi, ormai tutti spogli e ingrigiti nonostante il clima mite. La notte era scesa già da molto tempo, quando una figura comparve in lontananza. L’andamento era imprevedibile e vacillante, quasi come non fosse in sè. Nessuno di noi era sicuro se si trattasse di una ragazza, o per meglio dire della ragazza che stavamo aspettando, così aspettammo a muoverci per avere più informazioni e non bruciarci il nascondiglio. La figura era ancora troppo lontana quando si appoggiò a un albero, emettendo uno straziante suono: inizialmente sembrava un ruggito profondo, che rimbombò tra gli alberi e le nostre ossa, ma successivamente si fece sempre più acuto e nasale, fino a confondersi con il naturale brusio del bosco. Dovevamo intervenire, quindi iniziammo a radunare i nostri effetti personali, quando sentimmo la creatura urlare: 

«Hey tu! Cosa ci fai qui ragazzina?»

Improvvisamente sollevammo tutti la testa e ci guardammo rapidamente: era il nostro momento. Arrotolammo frettolosamente il cibo, le bevande e le armi in grossi panni per poter partire alla carica. I due si erano spostati fuori dal nostro campo visivo ma, man mano che ci avvicinavamo, eravamo sempre più spaventati. Non appena fummo in grado di vedere la scena fermai il gruppo, parzialmente nascosti da un piccolo arbusto. L’uomo, ferito a una spalla, era steso a terra e la ragazza stava fuggendo, seguita da un cane al suo fianco. Aveva ferito il mostro. Da sola. 

«Non puoi scappare!»

Quelle parole mi fecero gelare. Mi voltai rapidamente e chiesi ad Ava di passarmi il fucile. Imbracciata l’arma, posi l’occhio dietro al mirino. La creatura sovrastava la ragazza. L’aveva raggiunta e stava tentando di strangolarla. Espirai profondamente e premetti il grilletto: la spalla del bersaglio esplose, lasciando solo brandelli di carne a collegare il braccio al torace. Detti tempo alla ragazza di rialzarsi, ma subito la creatura si rimise in piedi con la spalla rigenerata. Si stava tramutando in un demone, nella sua vera forma. Misi in canna un secondo proiettile, mentre vedevo il demone lanciarsi a massima velocità sulla ragazza. Puntai nuovamente e sorrisi. Attraverso il mirino vidi il momento esatto in cui il demone veniva diviso a metà dalla spada brandita dalla giovane eroina. Forse non eravamo qui per salvarla, noi dovevamo reclutarla. Lei prese un pugnale dal fianco del demone e, dopo averlo pugnalato e rispedito all’Inferno, corse verso la città. Dovevamo parlarle e il più giovane del gruppo, Paul, si fece avanti.

Pianure a ovest di Borderend, 23 gennaio

Sono giorni ormai che siamo in fuga, braccati come prede da una foresta all’altra. Chi di noi aveva visto la bestia attaccarci crede si tratti di un demone ma devo confessare che sembra una minaccia ben superiore a ciò a cui eravamo abituati. Non siamo riusciti a dare un gran benvenuto alla ragazza reclutata il mese scorso a Hillong, Jade, ma sembra si stia integrando bene nella squadra. Come avevamo ben intuito dallo scontro a cui avevamo assistito, lei padroneggia l’arte delle spade: una specialità particolarmente utile dal momento che nessuno di noi poteva gestire combattimenti ravvicinati al di fuori di Rosa, la “corazza” del gruppo. Pur avendo solo un pugnale con lei, l’abbiamo vista fare miracoli e uscire viva da situazioni a dir poco sfavorevoli. 

Proprio per la loro capacità di respingere i nemici, una volta che si sono avvicinati troppo, le ponemmo a difesa dei feriti: i fratelli Jam e Ava. 

Benjamin, o Jam per noi, è forse uno dei membri più essenziali del gruppo, capace di ricevere premonizioni o visioni su eventi importanti (il più delle volte potenzialmente pericolosi) non ancora accaduti. È così che abbiamo trovato Jade.

La nostra fuga attualmente è più una ritirata tattica: siamo inseguiti da un nemico che non conosciamo, che si nasconde nell’ombra della notte, pertanto abbiamo deciso di comune accordo che sarà più sicuro tornare nella città dove la maggior parte di noi in realtà vive: Seemore. Una volta lasciata Hillong ci siamo avvicinati a Borderend per seguire un’investigazione riguardo a costanti avvistamenti, ma costeggiando le rive del Pyel siamo stati costretti a fermarci. Non so bene come spiegare ciò che è successo ma una mattina, al nostro risveglio, abbiamo scoperto Ava e Jam senza sensi, ricoperti di graffi profondi e lividi, con i vestiti zuppi di sangue. Li abbiamo fatti riprendere e hanno raccontato di una terribile figura, dalla corporatura secca e due corna nodose sul capo, che li aveva aggrediti. Non potevano muoversi, così lasciammo loro del tempo per recuperare le energie prima di ripartire. Nelle notti successive il mostro tornò, ma fummo in grado di cacciarlo prima che attaccasse qualcuno. Non potevamo più permetterci di dormire in un campo aperto, indifesi, e concordammo sul dover tornare a casa per poterci organizzare al meglio. 

La sera scorsa, quando ancora il sole non era calato, il mostro si presentò ben prima di quanto pensassimo. Fiutava la nostra presenza e ci assediava nell’ombra ogni notte, ma almeno questa volta potei osservarlo con cura. La pelle rossa aveva una sfumatura verde all’altezza del petto e le zampe caprine lo elevavano ben sopra le nostre teste. Non appena si mostrò a noi, un inquietante e surreale sorriso si allargò sul viso, leggermente inclinato sul lato, e iniziò una carica verso di noi. Paul ci fece indietreggiare e scagliò, verso quello che ormai avevamo capito essere un demone, un piccolo amuleto giallo. Tutti noi sapevamo di cosa si trattava, così chiudemmo gli occhi. 

Un lampo improvviso illuminò la pianura intorno a noi. Il demone era accecato e indebolito, ma prima di tutto esposto ai nostri attacchi. Chi di noi possedeva armi da fuoco, iniziò a sparare una raffica di colpi sul corpo del nemico, fino a quando non riuscimmo a ricacciarlo fuori dal nostro campo visivo. Non potevamo continuare così per molto e il viaggio fino a Seemore era ancora lungo ma, nonostante i feriti non fossero ancora pronti per partire, non potevamo rischiare di subire altri attacchi. Paul chiese di poter rimanere indietro per distrarre il mostro, quasi come un’esca. L’avrebbe condotto fino a Borderend e allontanato definitivamente dal nostro odore (in particolare quello delle ferite sanguinanti di Ava e Jam) e sarebbe rimasto nella città. Era sicuramente più facile trovare un riparo sicuro per una sola persona piuttosto che per tutti noi. Concordammo tutti che sarebbe stata l’idea migliore e, passata la notte, ripartimmo verso casa. Jade salutò Paul con affetto: sapevamo tutti che era nato qualcosa tra i due, nonostante tentassero di nasconderlo. Tutti avevamo qualcuno a cui tenevamo, io ad esempio avevo Ava, ma speravamo solo che la lontananza tra i due non influisse negativamente sulle sorti del gruppo. Ora però dobbiamo solo sperare che il piano di Paul abbia funzionato

Seemore, 2 febbraio

Giorno e notte ormai sono un concetto così astratto. Jam ha contato poco fa il passaggio della 87° ora di assedio. Siamo barricati nella casa dove sono cresciuto, non un grande rifugio ma fin ora aveva funzionato. Verso il centro della città si trovava l’accogliente villa di famiglia di Jam e Ava, ereditata e salvata per un soffio dall’abbattimento, ma posso assicurarvi che non ci saremmo arrivati vivi. La casa è tappezzata di torce e candele per minimizzare i punti di ombra da cui lui sarebbe potuto sbucare, le finestre e le porte bloccate con tavoli e lastre di metallo. Il primo giorno abbiamo tentato di usare delle assi di legno affiancate ma, per quanta luce creavamo nella stanza, si formava sempre una sottile linea d’ombra tra le assi ed eravamo costretti a respingere attacchi brutali. Se i calcoli di Jam non sono sbagliati, ora sarà quasi mezzanotte, e anche se con tutta la luce che c’è qui dentro nemmeno i nostri corpi sentono il bisogno di dormire di notte, spesso ci ritroviamo a fare micro sonni involontari che rischiano di farci perdere il controllo della casa. Abbiamo perso già alcune stanze, diventate impossibili da illuminare alla perfezione e ora siamo costretti nell’atrio. Prima di fuggire dalla cucina siamo riusciti a portare delle provviste per qualche giorno ma continuiamo a razionare, non sapendo quanto possa durare tutto questo. Noah, imbracciato il suo fucile da cecchino, si è alzato poco fa per fare un giro della stanza dichiarando di voler controllare gli angoli meno illuminati, ma penso che in realtà stia solo provando a rimanere sveglio. Non so come faccia a portarsi dietro quell’arma, io ormai non ho più le forze nemmeno di sollevarla e l’idea di guardare nel mirino con gli occhi che mi bruciano mi fa desistere. Ci serve solo un momento di calma per riflettere, tutto qui.

Seemore, mattina del 3 febbraio

Con un movimento improvviso, tanto da spaventare Jade e Noah, Jam si mise in piedi. Rosa era ancora addormentata, ma non possiamo biasimarla dopo gli sforzi fatti ieri per tenere la porta chiusa sotto i colpi del demone. Jam camminò lentamente verso una finestra e si chinò per raccogliere la piccola accetta con cui avevamo sagomato i tavoli per fortificare le uscite. Non sapevo cosa stesse accadendo ma mi avvicinai a lui incuriosito, sotto gli sguardi di Noah e Jade. Ava distolse lo sguardo poco dopo che Jam aveva raggiunto l’accetta. 

«Tutto bene, Jam? Perchè hai preso…»

I suoi occhi, spalancati, erano lattiginosi. Stava avendo una premonizione. Jam imbracciò l’accetta e iniziò a colpire il tavolo che sigillava la porta d’ingresso alla stanza. 

«No! Cosa stai facendo? Ci serve!»

Rosa, svegliata di soprassalto, aveva visto il lavoro del giorno precedente andare in fumo.

«Calma, sta avendo una visione…forse sa qualcosa»

Tutti ci avvicinammo con cautela, sapevamo che in quello stato di trance non poteva controllare i suoi movimenti, ma ogni volta che ne usciva poteva darci indizi utili alle nostre ricerche. Non controlla quando o cosa scoprire, spesso non sa nemmeno come interpretare ciò che ha visto. Semplicemente in situazioni casuali vede il mondo reale svanire e compare invece davanti a lui un’oscurità profonda che lentamente prende la forma di un luogo, una persona o una data legati ai suoi pensieri ricorrenti. Se pensa abbastanza a lungo a un compito, è capace di guidare le sue premonizioni su qualcosa di utile, ma ora non sapevamo cosa stesse vedendo. 

«Non si è mai mosso durante le visioni, perchè ora fa così?»

Aveva ormai staccato l’intero tavolo dalla porta, liberandola e accingendosi ad aprirla.

«Non saprei, ma ora sta esagerando. Jam, Jam mi senti? Fermati ora, basta così! Jam!»

Iniziai a scuoterlo e allontanarlo dalla porta. Una premonizione era un conto, ma letteralmente aprire la porta al demone era davvero troppo. Non fui in grado di tirarlo fuori in tempo dalla trance  così riuscì a toccare la maniglia e spalancò la porta. Lo allontanai immediatamente e i suoi occhi ripresero colore.

«Guarda cosa hai fatto!»

Jam non mi stava guardando, fissava la porta, o meglio l’ombra che la porta creava sul pavimento. Aprendola violentemente aveva fatto cadere una candela spegnendola e un’ombra terrificante si stagliava davanti all’entrata.

«Credo di sapere di che demone si tratti, ma devo esserne sicuro, altrimenti non possiamo sperare di sconfiggerlo»

Lanciò una veloce occhiata ad Ava che però sembrava non averlo visto. Tutti indietreggiammo e, colpiti da una scarica di adrenalina, prendemmo tutte le armi che potevamo imbracciare in quel momento, pronti allo scontro. 

«Oh, è permesso?»

Una sinistra voce rimbombò nella stanza seguita da una risata gutturale. Le candele si spensero all’unisono e rimanemmo completamente al buio, con l’unica flebile luce proveniente dall’esterno della casa: la luna era in quel momento l’unica cosa che ci separava dalla totale ocurità. Nel momento in cui l’ultima candela si spense, la sagoma del demone che ci tormentava si stagliò nella cornice della porta, formato dall’ombra stessa. 

«Sì, è lui. E’ Alastor»

«Complimenti dannato! Ahahaha…»

«Bestia, come puoi dire questo di lui?»

Ava si fece avanti, grintosa.

«Designata anche tu alla dannazione? È di famiglia, non è vero?»

«Muto! Torna nell’ombra vigliacco!»

Jam corse verso Alastor, con la spada di Rosa sollevata, roteandola vigorosamente contro il demone. Egli venne riassorbito nel buio, schivando il colpo, e ricomparve alle nostre spalle, scagliandosi su Ava. Mi lanciai tra i due per fermare l’attacco, colpendolo in pieno petto con un colpo di fucile. Avevo lasciato un enorme foro nel mostro che momentaneamente stava indietreggiando e agitava la mano come a intimarmi di farmi da parte. Rosa lo pugnalò sul fianco finchè era ancora indebolito e, colpo dopo colpo, riuscimmo a ricacciarlo fuori dalla casa. Era crivellato di colpi, sanguinante e ridotto allo stremo. Non sarebbe tornato per un po’, questo era certo, ma non era ancora finita. Nel frattempo si era fatto giorno e la prima luce dell’alba penetrò nella stanza per la prima volta da giorni. Feci un passo verso il raggio di luce e finalmente vidi, senza timori, la mia stessa ombra. Tirai un respiro di sollievo.

Borderend, 19 agosto

Tutta questa faccenda del coprifuoco sta iniziando a darmi sui nervi. Nonostante Paul stia pattugliando i confini della città, non abbiamo mai avuto l’occasione di vederlo e ovviamente gli altri volontari non credono alle nostre parole ma…come biasimarli. Lo stato di allerta è al suo apice dopo tutta quella follia al municipio, solo Jade ha trovato un modo di infiltrarsi e raggiungere Paul. In qualche modo, l’Helsing Monroe ha reso il nostro compito molto più complicato. I demoni si nascondono meglio, tutti tranne quello che ci dà la caccia. 

Siamo accampati a nord della città, nei pressi di una cattedrale ormai sconsacrata. Abbiamo incontrato un altro gruppo di cacciatori di demoni che hanno deciso di ospitarci e istruirci sull’arte di evocare un demone, di obbligarlo a manifestarsi nella sua forma fisica e intrappolarlo. Poteva essere la nostra occasione di fermare Alastor.

«Dovete scoprire perché vi tormenta. Per attirare un demone dovete dargli un buon motivo, uno che gli faccia decidere che valga la pena rischiare. Avete qualche idea?»

Ava lanciò un’occhiata ansiosa a Jam, che stava fissando il pavimento. C’era qualcosa di strano in quei due. Sapevo che erano cresciuti in una situazione familiare difficile e si erano dovuti supportare a vicenda per molti anni, ma qualcosa in questi giorni sembra averli riportati indietro a quel tempo. Nell’arco di qualche settimana persero loro nonno e loro zio. I genitori erano disperati e la famiglia si era dovuta stringere per risollevarsi da questa ferita. 

«Siete sicuri che con l’esca giusta si presenterà?»

Jam prese la parola, con voce tremante.

«In queste faccende possiamo assicurare ben poco, ma siamo ottimisti nel credere che con le giuste condizioni possiamo imprigionare qualsiasi demone. Qualsiasi. Vedete, con quello che succede in città negli ultimi mesi, il nostro scopo è quello di legare il re dei demoni a questo sigillo»

L’uomo indicò, al centro della navata in cui eravamo radunati, un disegno inciso nella pietra. Era il sigillo di Salomone, un importante simbolo capace di piegare la volontà dei demoni, ma non ero sicuro che avrebbe funzionato con qualcosa della portata del Mietitore Cremisi in persona, Ash Wrather. Certo, se avesse funzionato per loro, intrappolare Alastor sarebbe stata una passeggiata. Da quanto sapevamo era attirato dall’oscurità, ma non eravamo ancora sicuri di cosa stesse cercando nel nostro gruppo. Mi voltai ma sia Jam che Ava erano spariti. Mi preoccupava sempre di più vederli così agitati senza saperne il motivo. Noah spiegò la nostra situazione.

«Crediamo che il demone che ci insegue sia Alastor. L’ultima volta che si è manifestato viaggiava attraverso le ombre ma siamo riusciti a respingerlo. Forse se…»

«Avete detto Alastor? Ne siete assolutamente certi?»

Rosa, che fino a poco prima era rimasta in un silenzio meditativo, sbottò.

«Quando ci ha quasi uccisi ha confermato la sua identità, non credo ci siano dubbi ormai»

L’uomo aveva un’espressione rassegnata. Non riuscivo a decifrarlo.

«Sembrava interessato a qualcuno in particolare del gruppo? Qualcuno che ha attaccato, schernito…»

«Si, Aveline e Benjamin, i due che sono appena usciti»

«Immagino siano imparentati. Fratelli, non è vero?»

«Sì…ha importanza per trovare Alastor?»

«In realtà, credo sia l’unica via. Il demone che avete incontrato è un esecutore della giustizia, in particolare è uno spirito vendicativo delle colpe familiari. Se vi segue, significa che loro due hanno fatto qualcosa alla loro famiglia. Qualcosa di grave»

Eravamo sconvolti. Non ci avevano mai raccontato molto della loro vita privata, ma sapevamo che non avevano problemi con i loro genitori. Avevano vissuto felici diversi anni con loro nella villa di famiglia, appartenuta prima a loro nonno e poi condivisa con…lo zio. Da quando li abbiamo conosciuti, avevano accennato solo al nome di loro zio. E al fatto che fosse morto.

«Siamo noi l’esca. Vuole punirci per quello che abbiamo fatto a nostro zio»

Ava era tornata, servivano delle spiegazioni.

Alla scomparsa del nonno, la famiglia di Ava e Jam era divisa da una frattura profonda. I loro genitori, in lutto, avevano intenzione di mantenere vivo il ricordo di quell’uomo attraverso la sua villa. Lo zio, d’altro canto, aveva intenzione di sfruttare al massimo l’occasione e vendere l’intera proprietà alla massima cifra possibile. Aveva avanzato proposte sempre più allettanti ai genitori di Ava e Jam, fino ad arrivare a vere e proprie minacce. Giravano delle voci riguardo ad accordi con gente pericolosa per “convincerli” a vendere l’edificio, la cosa stava andando oltre un limite invalicabile per Jam. Doveva fare in modo che i suoi genitori non vivessero più sotto una costante paura. Senza la minima fatica, portò dalla sua parte Ava e concordarono sulla necessità di agire in modo definitivo. 

Proposero allo zio un patto fittizio che gli avrebbe garantito il controllo sulla villa a un prezzo minimo: una battuta di caccia, guidata da lui stesso, con i due ragazzi. Lui accettò, credendola una condizione ridicolmente semplice. 

Una volta addentrati nella foresta, Ava e Jam garantirono ai loro genitori la libertà dalle richieste dello zio… 

Ci furono commemorazioni e pianti, ma la proprietà della villa era finalmente nelle mani di chi ne avrebbe reso giustizia e i due ragazzi promisero di non parlare più delle loro azioni. 

Alastor era sulle nostre tracce a causa loro, non si sarebbe placato fino al compimento della vendetta Infernale. Per quanto le loro azioni siano state terribili, non meritavano questo. Dovevamo intrappolare quel demone. 

Lasciammo il gruppo nella cattedrale, proprio nel momento in cui si preparavano a scontrarsi con Ash Wrather. Noi avevamo altri problemi a cui pensare.

Great Pine, 18 ottobre

Funzionerà. Voglio convincermi che funzionerà. Jam si è offerto come esca all’interno del sigillo. Dovrà uscirne non appena Alastor si avvicinerà. Il tempismo è essenziale oggi. 

Siamo ancora in contatto con Jade e abbiamo ricevuto tutte le novità su Paul. La guerra che quel Monroe sta combattendo è qualcosa che va oltre i compiti di un normale Helsing, ma finché non ci liberiamo dalla nostra maledizione non possiamo aiutarlo. Jade ci ha comunicato che qualche giorno fa sono partiti per una Terra parallela e che, al loro ritorno, avrebbero chiuso tutti i conti in sospeso. Avevamo ancora pochi giorni prima dello scontro che avrebbe deciso le sorti delle nostre vite e il nostro compito era radunare più aiuti possibili. Grazie ai macchinari di Noah e Ava eravamo in grado di inviare messaggi agli Helsing di ogni Terra per radunarli. Con la magia di cui mi parlava Jade sarebbe stato più semplice, ma i suoi compagni avevano ben altro a cui pensare. 

Dovevamo fermare Alastor quella stessa notte per poter fare la nostra parte.

«Ricorda Jam, non è essenziale che sia all’interno del sigillo perché tu possa scappare. Una volta che sarà anche solo vicino, saremo in grado di spingerlo e intrappolarlo. Non correre rischi»

«È colpa mia se siamo pedinati. Finché non sarò sicuro, resterò qui»

Non ero a mio agio con questo piano, tenevo a Jam e oggi stavamo davvero rischiando la sua vita. Procedemmo con il piano, spegnendo lentamente ogni luce intorno a noi per preparare la trappola. Solo Ava, tra tutti noi, era illuminata da ogni angolazione. Oltre a Jam, anche Ava era l’obiettivo di Alastor e non potevamo mettere a rischio entrambi. 

Nascosta dietro una roccia, la vedevo impaziente e agitata. Prima finivamo questo rituale, prima ci saremmo liberati di un grosso peso, tutti quanti.

Improvvisamente la luce delle torce che puntavano su Ava sfarfallò. Jam, per paura che si trattasse del demone, mise un piede fuori dal sigillo intento a soccorrere la sorella. Un lungo tentacolo d’ombra si allungò davanti a lui, si attorcigliò alla sua caviglia e lo trascinò fuori dal sigillo.

«JAM! NO!»

Alastor si mostrò in carne e ossa, colpendo ripetutamente Benjamin alla gola e al petto. Saltammo tutti fuori dai nostri nascondigli e iniziammo a sparare al demone, impedendogli così di muoversi. Rosa partì alla carica e placcò Alastor fino al centro del sigillo. Lei ne uscì subito, ma il demone era ormai intrappolato. Ci avvicinammo tutti a Jam, ma ormai era tardi. Tra le risate di Alastor, che minacciava di liberarsi e uccidere Ava, sentimmo Jam esalare l’ultimo respiro. Noah concluse il rituale, costringendo il demone nei confini del sigillo per l’eternità e, sconsolati, demmo l’ultimo saluto al nostro amico. 

È stata una notte molto dura ma non potevamo fermarci in quel momento. Dovevamo chiamare a raccolta ogni Helsing possibile per aiutare Jason Monroe.

– Trascrizione dal vivo della BodyCam di Ava – Borderend, notte del 2 novembre

Noah: mio Dio, chi è quello?

Colin: non importa, la battaglia sta per iniziare, dobbiamo avvicinarci ancora

Rosa: non possiamo continuare così o non raggiungeremo quel razzo. Dobbiamo affrontarlo

Colin: Rosa, stai attenta. Serve che tutti noi…no…

Ava: Rosa! Stai lontana!

Colin: [€#*@]!

Noah: correte! Ora!

Ava: come è potuto accadere? Quella colonna di fuoco è comparsa dal nulla! È ancora Alastor?

Colin: impossibile che sia scappato, ma credo che per Rosa sia finita. Se non fuggiamo, lo sarà anche per noi

-rumore di passi affannati-

Noah: non lo vedo più, forse ci ha persi

-scricchiolio continuo-

Ava: aaah! Dannazione non posso guardare. Come ha fatto a girarsi così la sua testa?

Noah: non ne ho idea, ma è stato circondato da delle ombre. Forse è davvero Alastor

Ava: ma lui cercava me, perché prendere Colin?

Noah: Ava…è qui. Tu corri. Presto, va…

-crepitio del fuoco e boato molto vicino-

Ava: N…Noah…stai…aaaaah! No, ti prego nooooo. Alastor, perché loro?

Sconosciuto: credi che io sia un demone, stupida?

Ava: tu…

Sconosciuto: ti assicuro che se fossi stato un demone, vi sarebbe andata meglio di gran lunga

-suoni gutturali e singhiozzi-

Sconosciuto: mi avete portato proprio dove volevo, grazie davvero

Ava: co…cosa…sei?

Sconosciuto: io sono il portatore dell’Apocalisse

-Trascrizione terminata, dispositivo danneggiato

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