Le Terre di Lorenzo
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L’ombra della foresta

Post has published by Jason M.

Bisogna sbrigarsi: manca una sola settimana e non hai ancora tra le mani la radice da regalare al generale del commando cittadino, tuo amico sin dall’infanzia, per celebrare la nascita del suo secondogenito!

Ma come fare? L’ultima radice in tuo possesso l’hai donata il mese scorso al tuo vicino e i plotoni in viaggio nelle terre selvagge non ne riportano di nuovi da troppo tempo ormai…e ora? Senza quella radice, il tuo legame con il generale sembrerà una cosa da poco in un momento così importante. Oh è terribile! Potrai girare per la città solo durante le festività maggiori, quando tutti sono mascherati, per evitare di farti riconoscere. Che ingiuria, che scandalo per te! La soluzione lentamente ti scivola nella mente, sinuosa, attraente ma allo stesso tempo pericolosa come un serpente: dovrai uscire tu stesso per recuperare una radice . Immediatamente rifiuti l’idea, è una impresa che non puoi intraprendere nè da solo nè difeso dai migliori soldati. Ma allora come fare? L’idea ti tormenta, ti impedisce di dormire fino a che non crolli dal sonno inconsapevole, ti porta a pensare che tutti ti giudichino e ti critichino con i soli sguardi. È terribile, vivere così è insostenibile. Ti convinci che quella di uscire tu stesso è l’unica possibilità di tenere alto il tuo onore. Porterai a casa la più bella radice o morirai nel viaggio, lasciando però intatta la tua reputazione. Ma sei solo un semplice tagliapietre, non hai la forza e la mente di un guerriero, ma puoi sempre portarne uno con te. Conosci molto bene il protetto del generale, il suo preferito, e sai che è abile nell’arte del combattimento. Sai anche che tuo fratello è sempre pronto a intraprendere avventure, ed è un esperto esploratore. Questa piccola ma unita squadra ti permetterà di cavartela, ne sei sicuro, nonostante ti rimbombi lungo ogni nervo del corpo la frase che tutti in città ripetono: pochi di coloro che si addentrano nella foresta ne escono vivi, ma chi riesce a sfuggire dalle fronde scure non è più lo stesso.

La tradizione di regalare una radice della foresta oscura risale ad un avvenimento accaduto secoli e secoli fa. Ricordi i tuoi genitori che ti raccontavano l’antica storia del figlio della foresta che abitava nel cuore di un tronco grigio come il pelo di un topo. Il ragazzo era nato dall’amore della Natura verso le sue creazioni ed era stato generato all’interno di un tronco mozzato. Lentamente il ragazzo crebbe e utilizzò i nutrienti dell’albero per rafforzarsi. Quando l’albero fu completamente secco, si connettè quindi con la terra e con la foresta intera per trarne giovamento attraverso le radici, le stesse che oggi vengono colte dai plotoni di esplorazione per inaugurare una nuova nascita nel regno degli uomini e augurare l’arrivo di un figlio forte e coraggioso. Chi lo sa, forse nel tuo viaggio avresti addirittura trovato l’albero del figlio della Natura! Oh che grande onore sarebbe stato portarne una radice in dono.

Sorridi lievemente mentre di soppiatto sgattaioli fuori dalle mura della città con i tuoi due compagni. Strano che il militare che avevi portato con te non abbia aperto bocca sul fuggire sotto il naso delle guardie, ma non te ne preoccupi, sempre più sicuro della riuscita dell’impresa: dopotutto non appena presa una radice sufficientemente gradevole alla vista sareste tornati tutti insieme a casa. La strada per la foresta non è lunga e nemmeno complicata da percorrere. Certo, qua e là qualche buca sul selciato va evitata ma,tralasciando quello,è un viaggio molto tranquillo. Con i tuoi compagni racconti delle tue giornate prolifiche e scopri che hanno deciso di seguirti per lo stesso motivo per cui tu sei partito: cercare una radice! L’idea di non essere l’unico così sbadato ti solleva. Dopo poche ore di cammino, vi ritrovate di fronte alla foresta oscura, con le sue alte piante che si stagliano ben dieci volte oltre la vostra testa e che coprono la vista del sole. Vi guardate a vicenda e, con una piccola risata nervosa, mettete piede nella tenebrosa foresta. Improvvisamente, non appena ti ritrovi al suo interno, le fronde oscurano completamente i raggi del sole, impedendo ogni fonte di luce esterna e facendo calare il buio, similmente ad una fitta notte d’inverno. Riuscite a vedere ciò che vi circonda solo grazie a piccole lucciole e arbusti luminescenti che creano un’atmosfera fiabesca che mai vi sareste aspettati all’interno di un luogo che viene raccontato essere così terribile.

Iniziate subito a ispezionare a terra le radici delle piante più grandi, per trovarne la più grossa e nodosa e, ovviamente, anche la più semplice da estrarre. Non dovete farvi ingannare dall’aspetto ameno della foresta, i racconti non potevano mentire, ci doveva essere qualcosa di malvagio. Mentre sei assorto nei tuoi pensieri senti in lontananza tuo fratello urlare con gioia, aveva trovato una radice bellissima! Era del colore dell’ambra, con quattro nodi ben distanti tra loro e i fasci legnosi paralleli l’uno all’altro. Che meraviglia! L’avessi trovata tu certo sarebbe stata tutta un’altra eccitazione…continui la ricerca con il militare, mentre tuo fratello ammira il suo ritrovamento vantandosene. Sei disperato ormai, non puoi permetterti di essere l’ultimo a trovare la radice, devi essere più veloce del tuo amico o rischi che se ne andranno lasciandoti solo nella foresta! In preda al panico corri da ogni parte della foresta, addentrandoti sempre di più e perdendo di vista la via d’uscita, la salvezza. Quando credi di essere tanto vicino al ritrovamento, senti con enorme dispiacere il tuo amico militare urlare ancora più forte di tuo fratello. Accorri per vedere cosa abbia trovato, ma lo stupore supera l’invidia. Non aveva trovato una radice, bensì la radice. Vi trovate di fronte all’albero del figlio della Natura! Un tronco mozzato grigio chiaro, dall’aspetto quasi ammuffito, con al suo interno una figura umanoide, di cui spuntavano solo gli arti e parte della testa. La leggenda era reale? Esisteva davvero? Che magnificenza, che splendore e regalità aveva quella figura! Il tuo amico si china, non preoccupandosi dell’albero o della creatura al suo interno, tirando e torcendo una radice grigia, con piccole chiazze di muschio e curva come un arco rampante. Era una radice che nessuno aveva mai visto in tutta la città. Doveva essere tua. Spingi il tuo amico e afferri la radice, tentando di appropriartene, ma lui si rialza e mette le sue mani davanti alle tue, tirando a sua volta con l’intenzione di rubarti la radice che sarebbe dovuta essere tua. Posizioni i tuoi piedi come picchetti a terra e inizi a far leva con le gambe, rafforzando la presa e senti un lieve cigolio. Stavate riuscendo nell’impresa! Anche il militare si impunta con i piedi e finalmente con un rumore secco cadete entrambi sulla schiena, ridendo di gioia. Guardate davanti a voi e vedete la radice a terra con un’estremità fumante mentre l’albero si tinge di un colore rossastro, come se il corpo al suo interno stesse sanguinando. Alle vostre spalle, sentite a una distanza imprecisata un acuto ma penetrante ululato che vi fa tremare le ossa. A questo punto, non litigate più per il possesso della radice, ma per la colpa di quello che avevate scatenato. Tuo fratello sembra paralizzato. Urla di smettere di litigare e inizia a raccontare una storia che aveva sentito da un mercante in città. Si trattava del risveglio del figlio della Natura: quando egli sarebbe stato destato dal sonno ristoratore, il legno del tronco si sarebbe caricato del suo sangue ed egli, liberandosi, avrebbe richiamato a sè la sua bestia della luna piena per conquistare il regno degli uomini. Vi voltate tutti lentamente verso il tronco impalliditi. Il colore del legno aveva quasi raggiunto quello del vivido sangue che esce da una ferita di dimensioni notevoli. Tu e il tuo amico vi alzate lentamente, curandovi dall’allontanarvi il più possibile dalla radice. Senza preavviso, senza il minimo rumore, il tronco esplode in mille pezzi e un’ondata di sangue vi investe inzuppandovi i vestiti e coprendovi il viso di quel liquido viscoso che vi scorre nelle vene. Tentate di ripulirvi gli occhi, la bocca e il naso, ma non appena aprite gli occhi vedete una figura piuttosto giovane ma dalla muscolatura ben scolpita fluttuare a un metro da terra. I capelli di colore verde aleggiano nell’aria e gli occhi completamente rossi sembrano fissarvi intensamente. La figura fischia per pochi secondi prima di toccare terra e pronunciare della parole che vi fanno tremare le gambe. Dice che il grande lupo vendicherà l’affronto subito e che noi tre non vedremo la fine della notte della foresta.  Non appena finisce di parlare senti un rumore alle tue spalle e, voltandoti, vedi che i tuoi amici stanno scappando verso una direzione a tuo parere casuale. Vi siete persi, dove pensano di andare? Dai un ultimo sguardo all’essere uscito dal tronco e vedi che, posandosi dolcemente a terra, sembra sorridere e tenere gli occhi spalancati maniacalmente. Dai le spalle alla creatura inquietante e, scivolando un paio di volte sulle foglie ancora umide per il sangue che ti ha investito, inizi una pazza corsa per raggiungere i tuoi compagni di viaggio. Corri alla massima velocità tra gli alberi sentendo i rami più bassi frustarti il viso. Non sai ormai quanto tu ti sia allontanato ma senti le cosce leggermente addolorate e una sensazione di frescore in gola per aver corso a bocca spalancata. Ti fermi qualche secondo per riprendere fiato dietro a un grosso albero. L’adrenalina sta iniziando a lenire il dolore alle gambe. Senti sopra di te uno scricchiolio lieve ma continuo e alzi lo sguardo. Due occhi azzurri con una pupilla nera perfettamente circolare ti fissano da sopra l’albero. Momentaneamente ti senti pietrificato, impossibilitato anche a respirare. Cadi a terra e il contatto con le foglie e la fanghiglia ti riporta i sensi. Ti alzi velocemente e ricominci la pazza fuga per raggiungere la strada che hai ormai perso da fin troppe ore per ricordartene la direzione. Ora non senti più solo l’aria sbatterti forte tra le orecchie, ma anche dei tonfi profondi alle tue spalle. Erano i passi della bestia che ti stava inseguendo. Ogni tonfo una zampa, ogni due tonfi un passo. Ogni passo era più vicina a te. Corri a una velocità che non credevi possibile per te fino a che una radice che si discostava fin troppo dal terreno non ti fa inciampare. Cadi a terra mettendoti le mani davanti al volto, consapevole che quella sarebbe stata la tua fine. Fine della corsa e fine dell’avventura. Fine della vita. Quando atterri dolorosamente sbattendo il gomito sull’albero, la cui radice ti ha frenato, senti sulla tua schiena un graffio lacerante, con un brivido che ti corre lungo tutto il collo. Passano pochi secondi e ti rendi conto di essere ancora in vita, quindi ti giri sulla schiena. Il lupo non c’è più, forse è solo passato sopra di te graffiandoti e ti ha superato cercando un’altra preda. L’idea di solleva, momentaneamente, almeno finché non senti un lamento poco lontano. Ti rialzi a fatica, con la schiena sanguinante, sentendo delle gocce scivolarti lentamente sulla schiena e sulle gambe. Ti trascini verso il lamento, con la caviglia dolorante. Sembra non esserci nulla, almeno fino a che non vedi dietro a un albero la testa del tuo amico, il militare, che ti chiama singhiozzando. Giri l’albero per vederlo meglio e cadi quasi a terra dallo stupore: il suo corpo era stato diviso a metà e il sangue era ovunque tranne che nelle vene. Il viso pallidissimo, di quello che un tempo era un valido guerriero, ti implora di aiutarlo, ma sai che non puoi fare nulla né per lui né per te. La testa, ancora in un acuto e straziante lamento, improvvisamente si accascia e cessa di parlare. Il puzzo era tale da entrarti nelle narici e nella bocca e stringerti in una morsa lo stomaco che, contraendosi, faceva salire lungo la gola una sensazione di ribrezzo. L’innallontanabile tanfo ammorbava l’aria e si attaccava ai vestiti. Non era un odore familiare. Era l’odore della morte, nella sua forma più rivoltante sebbene naturale. Almeno per il lupo. Senti qualcuno afferrarti il braccio. È tuo fratello che ti urla qualcosa di confuso. Non capisci se è lui a farfugliare o tu che sei talmente frastornato da non riuscire ad ascoltare, ma lentamente inizi a capire che dice di aver trovato l’uscita. Uno spiraglio di speranza ti illumina. Iniziate a correre insieme verso una direzione specifica, ma non appena vedi la luce tra gli alberi in lontananza senti alle tue spalle un forte ululato. È dietro di voi. Tuo fratello inizia a correre più veloce di te, quasi volesse lasciarti indietro, in pasto alla bestia. Cerchi di raggiungerlo ma è troppo veloce e la scena che hai appena visto ti ha travolto così forte che l’adrenalina nel tuo corpo è completamente scemata. Puoi quasi sentire il fiato del lupo sul tuo collo, sui tuoi capelli, ancora imbrattati di sangue. Inaspettatamente, vedi con la coda dell’occhio il terribile lupo balzare sulla schiena di tuo fratello e atterrarlo. Che orrore, che cruenta visione! Corri con ancora più vigore con le lacrime che scorrono intorno agli occhi. Hai perso le persone che si fidavano di te, come potevi tornare in città in quelle condizioni? Lo spiraglio di luce era sempre più grande.

Aspetta un momento, ma certo! Tornato in città potrai raccontare tutto al plotone cittadino e guidarli a uccidere la bestia così da vendicare i tuoi amici e tenere vivo il loro ricordo. Lo spiraglio era a portata di qualche passo. Ormai eri praticamente libero. Ed ecco! Hai messo il primo piede fuori dalla foresta. Ed ecco! Anche il secondo, ti stendi a terra per riprendere fiato, sei finalmente fuori da quell’inferno. Ti volti verso la foresta e vedi quei due occhi azzurri fissarti. Un ringhio gutturale e ritmato proviene dal suo interno. Ridi e urli di gioia. Fai per rialzarti quando vedi la figura enorme del lupo saltare fuori dalla foresta per azzannarti la testa. Crolli a terra, senza sentire dolore. Vedi il sangue che ti scorre lungo gli occhi ma non hai controllo tale da chiuderli e non puoi fare a meno di vedere la gola umida del lupo che ti sta sbranando. La vista si incrocia e ti sembra di vedere il tuo stesso volto, solo privo di ogni tratto distintivo riconoscibile. Improvvisamente vedi solo buio. È tutto finito.

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