Le Terre di Lorenzo
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1 dicembre

Paul Artler, prima di tutto, era morto. Nessun dubbio su questo. Nel primo scontro con il Diavolo aveva scambiato la sua vita con quella di Jade. Ash Wrather non aveva potuto far altro che guardare il triste destino dell’artista degli amuleti inerme davanti alla morte. Il giovane Paul era morto come può essere morto un fossile.

Badiamo! Non intendo certo ergermi a esperto di rocce, pensavo che fosse più morto un sasso, ma non voglio controbattere le antiche tradizioni e le loro similitudini, quindi non le toccherò nemmeno con un dito. Lasciatemi dunque dire che Paul era morto come un fossile.

Sapeva Ash di questa morte? È ovvio. Ash e Paul non erano proprio nemici mortali ma si conoscevano da qualche mese prima che il ragazzo morisse. A dire la verità, Ash non era rimasto molto turbato da questa morte, ma sapeva che qualcosa non andava e da quel momento decise di ribellarsi all’Inferno. Ma non si poteva ancora dire una brava persona (dopotutto, non era nemmeno una persona). Ash però non si era tolto il nome di Paul dalla testa tra tutti i nomi di coloro che furono vittima delle sue azioni, e questi nomi gli vorticavano in testa tormentandolo inconsciamente portandolo spesso a fare scelte azzardate e pericolose.

Oh! Ma che stretta sapevano avere le mani artigliate di quel demone di Ash! Come attanagliavano, torcevano e strappavano le sue lunghe dita affusolate e scheletriche, poveri coloro che osavano ergersi contro di lui. I suoi occhi fulminanti di un giallo luminoso circondavano la pupilla felina di un nero profondo, la pelle squamata rosso carminio circondava le piccole bruciature cicatrizzate sul volto e il corpo che, alto e smunto, dominava su qualsiasi umano per la sua statuaria imponenza. O almeno così era prima che venisse disintegrato e trasformato in un’entità di puro fuoco. Certo, manteneva una certa autorità grazie alla sua stazza e spietatezza, ma non era così concreto da rappresentare una minaccia come altri demoni.

Ormai caldo e freddo non facevano effetto su Ash, le emozioni gli scivolavano via sulla sua pellaccia fatta di fiamme. Aveva bisogno di un corpo per sentire qualcosa, anche la benché minima cosa. Ma gli era impossibile ormai. Il suo compito di governare sull’Inferno si faceva sempre più pesante per lui, una missione più grande di quanto si aspettasse. Ormai nessun demone si fermava a parlare con lui o gli chiedeva più cosa fare. Tutti lo evitavano, tutti sapevano che era burbero e rigido e che non gradiva nemmeno scambiare semplici parole con chiunque. Ma in realtà Ash ci provava gusto ad ammorbare l’aria con la sua presenza, intimidire e rattristare i demoni al suo passaggio. Dopo la caduta di Fiery Night però, l’Inferno era cambiato, i demoni erano cambiati. Essi avevano abbandonato la loro cattiveria innata e il loro desiderio di sangue per dedicarsi ad una punizione giusta ed equilibrata dei peccatori. Insomma, per quanto l’Inferno possa essere equo.

I demoni erano cambiati a tal punto che, udendo di una certa festa che riuniva le persone sulla Terra, decisero di provare a organizzarla nella loro casa per allietare le pene delle anime e riunire i clan tra loro in un unico magico giorno, il Natale.

Ash però, schivo e scettico, si rinchiuse nella roccaforte vicino all’Acheronte, rifiutando di festeggiare con tutti gli altri demoni…

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