…«Sarà un funerale abbastanza semplice. Dopotutto non si presenterà nessuno. E se andassimo tutti noi, per scherzo?»
«Se c’è da mettere sotto i denti qualcosa, non mi tiro indietro. Se vado, bisogna nutrirmi»
Un’altra risata. Il primo demone si fece di nuovo avanti.
«Beh, io sono quello meno interessato tra tutti. Eppure guardatemi, pronto a visitare la tomba del vecchio pazzo. A pensarci, mi pare si e no di essere stato il suo migliore amico. Ovunque ci vedevamo ci scambiavamo cenni minacciosi»
Il gruppo si sciolse e si mescolò con il viavai di gente. Ash non ricordava i volti di tutti quei demoni e chiese chiarimenti allo spirito. Egli passò oltre e indicò due figure che si avvicinavano. Erano due arcidemoni, penultimo gradino della scala sociale demoniaca. Ash aveva sempre provato a ottenere il loro rispetto per garantirsi il seguito della maggioranza dei demoni.
«Come va?»
Chiese così uno.
«Male, e tu?»
«Peggio. Pare che il vecchio alla fine abbia ricevuto quello che si meritava, eh?»
«Così sembra. Fa freddo, vero?»
«Come l’ultima volta. E come le volte prima. Siamo al solstizio d’inverno, non ti pare?»
Gli arcidemoni non dissero altro. Si videro, parlarono e se ne andarono.
Ash si stupì che lo spirito desse peso a discorsi così futili, finché non si rese conto del vero motivo per cui stava ascoltando quelle parole: i demoni avevano smesso di festeggiare il Natale nel futuro…cosa aveva potuto fare Ash per smontare tutte le loro ambizioni? Forse il suo disinteresse, il suo astio, li aveva spinti a smettere di festeggiare con così tanta allegria!
Quei discorsi sulla morte, a chi si riferivano? Non poteva trattarsi del Diavolo, perché quello apparteneva al passato, ma ad Ash non veniva in mente nessuno a cui potessero riferirsi con così tanta avversione. Non dubitò però che quelle parole erano volte al suo bene, e ne fece tesoro. Pensò inoltre che avrebbe dovuto far tesoro di ciò che avrebbe visto alla comparsa del sé del futuro, in quanto la sua possibile condotta l’avrebbe messo sulla giusta via, agevolandogli la via per la redenzione. Si guardò intorno, cercando se stesso, ma un altro demone occupava la sua casa. Vista l’ora tarda, si aspettava di vedersi tornare da lavoro, ma niente. Cercava di guardare oltre le finestre, osservando chi fosse dentro la sua reggia, al posto suo, ma lo spirito lo portò via, impedendogli di scoprire la verità. La scena cambiò e i due si ritrovarono in una zona della città che Ash non aveva mai visitato, ma subito la riconobbe. Era il quartiere povero di Dite: le case sudicie, le botteghe diroccate e le vie anguste e lorde, piene di miseria. Una terribile puzza di fogna penetrò il naso di Ash, disgustandolo. Nessuno dovrebbe vivere lì, era un terreno deprecabile. In fondo alla via, una casa che cadeva a pezzi con ferri e bottiglie rotte tutte intorno. All’interno erano appesi uncini arrugginiti e catene. Un demone furfante stava seduto su una pila di vestiti insozzati, i capelli grigi e le mani callose. Egli stava fumando la sua pipa, in una solitudine indisturbata. Improvvisamente una demon entrò nella stanza e, dopo essersi guardati a vicenda, scoppiarono entrambi in una grande risata.
«Che entrino le pompe funebri! Jho, sembra che ci diamo alla pazza gioia, no?»
Il demone si tolse la pipa dalla bocca con un largo sorriso.
«Non potevate venire in un momento migliore! Venite, sedete!»
La stanza era difesa dal fredda da una singola tenda bucherellata che svolazzava sulla finestra, ma nessuno sembrava curarsi della temperatura. La demon prese degli stracci e si sedette su di essi, usandoli come cuscini e schivando nel frattempo le catene appese dal cielo…
«Cosa mi dovete dire, sentiamo un po’. Spero niente sorprese»
«No, assolutamente. Solo della merce»…