…«Chi verrà impoverito ora? Il morto, spero»
«Parole più giuste di così non vennero dette signore mio»
«Si è preso quello che meritava, non è così?»
«Avete proprio ragione. Questo meritava, niente altro. E gli sarebbe potuta andare peggio, se solo avessi avuto la possibilità di mettere le mani su altro. Guarda cosa ho raccimolato…»
Non era un granchè. Qualche gioiello, vesti rossicce e un pugnale d’argento. Jho esaminò il bottino e con le mani segnò la cifra che sarebbe stato disposto a pagare per quegli oggetti.
«E non darò niente di più»
Jho si mise a carponi per radunare tutti gli oggetti appena contrabbandati, ammucchiandoli in un fagotto. Scavando tra il mucchio però, notò un piccolo anello d’orato con un H incisa sulla sommità
«E questo? È scandaloso! Non l’avrai preso direttamente al morto?»
«A dire il vero sì, che problema c’è?»
«Questo è dell’Helsing! Gliel’ha regalato in segno della loro unione. Che orrendo simbolo mi hai venduto! Spero almeno non sia morto di qualcosa di contagioso, eh?»
Disse alzando gli occhi disgustato.
«Niente paura. Non gli sarei stata così vicina in quel caso. E poi puoi sempre grattare l’incisione e rivenderlo. Se non ci fossi stata io, l’avrebbero fuso quell’anello»
«L’avrebbero fuso?»
«Già. L’avrebbero sciolto e versato sulla sua bara per “abbellirla” dicevano»
Ash ascoltava il dialogo inorridito e capì il significato della visione.
«Spirito, spirito! Ora capisco. Quello sciagurato potrei essere io. Se non cambierò perderò tutto e non avrò nessuno al mio fianco nella vita! Poveretto quel morto, tutto solo e dimenticato. Ma quell’anello…quale Helsing regalerebbe mai qualcosa a un demone?»
Ash indietreggiò mentre la scena cambiava ancora e sentì toccare un letto con le gambe. Un letto senza coperte. Si voltò e vide che sul letto era avvolto, in una serie di lenzuoli, qualcosa di grosso. La camera era buia, tanto da non riuscire a orientarsi al suo interno, nonostante l’impulso di Ash di guardarsi intorno per capire dove si trovasse. Una flebile luce illuminò la stanza e Ash potè vedere su quel letto il corpo inanimato di un demone.
Ash volse lo sguardo allo spirito. La mano indicava la testa del cadavere. Il lenzuolo era così mal aggiustato che solo sfiorandolo Ash avrebbe potuto scoprire il volto del demone, ma si sentì come bloccato. Non aveva più potere su quel lenzuolo di quanto ne avesse sugli spiriti.
«Oh! Fredda, rigida, spaventosa Morte! Ergi qui il tuo altare e vestilo del tuo terrore. Questo è il tuo regno! Ma se quel corpo fosse stato amato, riverito, onorato, non avresti potuto torcerne nemmeno un capello per i tuoi oscuri piani, non avresti potuto rendere odioso il suo viso. Non è già abbastanza che quella mano pesante ricada senza essere sorretta? Non è già abbastanza che il cuore e il polso non pulsino più? Ma la mano era aperta, generosa, leale. E quel cuore bravo, caldo, affettuoso. E quel polso era di un umile demone. Colpisci, ombra, colpisci pure! Usciranno dalle ferite le sue buone azioni e si spargeranno per il mondo come semi di una nuova vita immortale!»
Nessuno pronunciò queste parole, ma Ash le sentì aleggiare nell’aria come pronunciate da una voce irriverente e insopportabile. Se quel corpo si ridestasse, cosa si meriterebbe? In vita era stato così buono e così cattivo. Che ricchezze che aveva guadagnato!
«Spirito, questo luogo è orrendo. Anche una volta andati via, mi ricorderò di questa lezione, te lo assicuro!»
Lo spirito puntava sempre con il dito la testa del corpo.
«Vorrei farlo, e lo farei se potessi. Ma non ne ho la forza, non posso!»
Sembrava che lo spirito lo guardasse di sbieco.
«Ci deve pur essere qualcuno che piange la sua morte. Deve! Mostramelo spirito»…