…Svegliato di soprassalto dal suo sonno profondo, Ash si rizzò sul letto a riflettere. Sentiva dentro di sé che la campana stava per rintoccare ancora e, per prevenire l’arrivo del secondo spirito, spalancò le tende del baldacchino, ma non vi era nessuno così si rimise comodo nel letto.
Come coloro che si definiscono saldi d’animo, che non si lasciano spaventare da nulla e rimangono impassibili alle sorprese, allo stesso modo Ash era pronto all’arrivo dello spirito.
Ora, essere pronto a tutto non significava certo essere preparati al nulla. E questo fu quello che si mostrò al rintocco. Passarono pochi minuti e Ash iniziò a tremare, temendo per ciò che sarebbe successo. Cinque minuti passarono, dieci, quindici, e niente arrivava. Intanto, steso nel letto, si ritrovava al centro di una strana luce rossa che lo colpiva in volto, ma non se ne curò dato che si trovava all’Inferno, il regno del rosso per eccellenza. Improvvisamente nacque in lui il timore di una combustione spontanea causata dall’eccessivo uso della sua eterea sul primo spirito, ma, come avrete capito in quanto le persone esterne agli eventi possono analizzarli con maggior successo, la luce proveniva dalla stanza accanto. Anche Ash se ne rese conto, vedendo i raggi fuoriuscire dallo stipite della porta. Il demone si avvicinò, strisciando le pantofole.
Non appena raggiunto il chiavistello, una voce familiare invitò il demone ad avanzare, chiamandolo per nome. Ash obbedì e aprì la porta.
La stanza era la solita, ma trasformata meravigliosamente. Chiome voluminose di agrifogli e vischio pendevano dal soffitto e dalle pareti, arrampicandosi fino agli angoli più bui. Le fronde riflettevano per tutta la stanza una luce soffusa ma ben visibile e un grande fuoco scoppiettava ritmicamente nel focolare che mai aveva visto una vampata di quelle dimensioni. Accatastati sul pavimento c’erano tacchini ripieni, cacciagione, forme di formaggio, lunghe catene di salsicce, focacce e pasticcini, tranci di carne succulenta e grigliata a puntino, cesti di ostriche, castagne bruciacchiate, mele caramellate, pere e frutti di bosco, arance e limoni a spicchi, ciambelle e centinaia di altri cibi che Ash non avrebbe potuto finire di mangiare nemmeno in mille vite. Adagiato su questo mucchio, seduto su un enorme trono dorato, stava un tenero gigante. Egli brandiva con la mano destra una lunga spada ricurva d’argento con la quale emanava una luce con cui stava accecando Ash, nascosto dietro la porta d’accesso.
«Aspetta, tu non sei Ash, tu sei una massa informe di fuoco!»
Lo spirito emise grasse risate.
«Sto solo scherzando. Su, entra!»
Ash entrò lentamente, con il capo chino in segno di rassegnazione. Non era più il cupo demone di una volta, ma non era nemmeno sollevato nel vedere gli occhi raggianti dello spirito.
«Io sono lo spirito del Natale presente, ma forse mi conosci diversamente…rappresento l’Inferno attuale e come saprai, tu non sei l’unico a governarlo…»
La figura si sporse lentamente verso Ash, mostrando il suo volto sorridente e con una lunga cicatrice sul lato.
«Ash, lo sai che in fondo lo comandiamo insieme questo posto! Mortale e immortale, demone e uomo, non mi riconosci? Sono Jason!»
Aveva ragione! Lo spirito aveva le sembianze del vecchio nemico, ora quasi fratello, Jason Monroe!
Un cappello natalizio era calato sul volto quasi a ricordare un cappuccio, con i capelli castani leggermente arricciati che sporgevano sui lati, i piedi muniti di alti stivaloni neri di pelle e larghi abiti rossi bordati da pelliccia bianca.
«Un altro come me, spero per te, non l’hai mai visto!»
«Mai»
Esclamò seccato Ash. Erano mesi che non sentiva Monroe e la sua assenza gli aveva finalmente dato la pace che da tempo agognava. Non so quanto valga la mia parola di narratore, ma posso assicurarvi che stare nella mente di quell’Helsing è un’esperienza che non si dimentica.
E parlo in negativo…