Le Terre di Lorenzo
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12 dicembre

…«Oh spirito, la notte scorsa sono stato costretto a viaggiare fuori dalla mia comoda casa e ho imparato una lezione su cui rimugino ancora. Se stanotte vuoi insegnarmi qualcosa, fa che ne tragga profitto subito!»

Lo spirito sollevò l’angolo della bocca.

«Tocca la mia veste»

Ash seguì l’ordine senza esitazione e improvvisamente piante, formaggi, carni, frutta e ogni decorazione nella stanza, compresa la stanza stessa, scomparvero. Eccoli tutti e due, era la mattina di Natale e si trovavano tra le strade di Dite. Tutti i demoni eseguivano cacofonie barbare e issavano decorazioni di cattivo gusto, ma questo era il loro Natale. La tormenta che aveva colpito l’Inferno quell’anno aveva depositato uno strato di neve che veniva lentamente spalato da alcuni demoni semplici, felici di poter dare una mano, mentre le malebranche si organizzavano in coretti da strada.
Le case parevano nere e nere le finestre in confronto al candido manto sui tetti e sulle vie. Quella neve era speciale, quasi magica, in quanto nemmeno il più grande fuoco di tutto l’Inferno l’avrebbe mai sciolta prima che essa avesse deciso di andarsene.

I demoni erano lieti in un giorno così pieno di lavoro, alcuni di loro addirittura si scagliavano piccole palle di neve giocosamente, ridendo malignamente a ogni colpo subito. Ash non se ne era accorto, ma Dite stava diventando sempre più una città abitabile, sempre più simile a una città della superficie. Panettieri e macellai si dividevano gli spazi sui lati delle strade, artigiani e commercianti di ogni tipo illuminavano i viottoli con le loro lanterne, alcuni edifici erano ancora in via di ristrutturazione, altri completamente operativi, ma tutti armonizzavano con l’atmosfera gioiosa e frizzante del Natale dell’Inferno. Con dei piccoli campanelli, i demoni venivano richiamati a raccolta per condividere i momenti migliori di questo bel giorno. La vista di questa festosa folla allietò lo spirito che, con Ash al suo fianco, si avvicinò a una pasticceria e, sollevando i vassoi ricolmi di dolci, tagliò con la spada soffici fette di torte, lasciando una polvere dorata su di esse. Era una strana arma quella, tanto che, un paio di volte, Jason la puntò a un gruppo di demoni litiganti e li portò a perdonarsi a vicenda grazie proprio allo spargimento di quella stessa polvere.

Tutto si acquietò e i forni si spensero, ma nonostante ciò un delizioso profumo aleggiava nell’aria.

«C’è forse qualcosa di magico in quella polvere che sparge con la spada?»

«C’è. È la forza di una bella risata. Avvicina i cuori e ingolosisce i cibi. Tutti mangiano meglio se accompagnati da una bella sghignazzata»

«E si può dare a chiunque?»

«Certo, soprattutto ai più poveri»

«E perché?»

«Perché sono coloro che ne hanno più bisogno. Rifletti, cosa meritiamo tutti se non la felicità?»

«Spirito, perché tu tra tutti ti sei accollato il compito di donare un sentimento così innocente?»

«Perché è ciò che mi dà felicità!»

«E non sei sempre tu che chiudi questi splendidi negozi a fine settimana, privando tutti delle loro prelibate creazioni?»

«Io? Esistono forze malevole in Terra. Odio, orgoglio, ira, risentimento, invidia, ipocrisia ed egoismo. Attribuisci a loro ciò che di male c’è, non a noi spiriti. Ricordalo»

Ash promise che l’avrebbe fatto. I due iniziarono a viaggiare velocemente tra le strade e il demone notò che lo spirito aveva la particolare dote di ridimensionarsi a seconda del luogo dove dovevano addentrarsi, riuscendo a occupare tutto lo spazio disponibile sia sotto bassi tetti che sotto ampi palazzi…

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