…Ash si fermò a cenare lungo lo Stige, divorando della carne che pareva fosse ancora viva e capace di scappare dall’enfasi con cui la sbranava. Ash abitava in un quartiere tranquillo di Dite, o per meglio dire, in una serie di caseggiati tutti per lui. Nessuno sapeva come ne era venuto in possesso, forse all’alba dei tempi si era avvicinato a quella zona e aveva deciso di non lasciarla mai più. Ormai si era fatto vecchio e torvo, e non voleva lasciare spazio a nessun altro. Il buio si era infittito come la nebbia e il freddo faceva tremare le gambe di Ash.
Ora, il battente della porta era massiccio e niente di più: un banale anello con una pietruzza viola. Ash vedeva il suo battente tutte le mattine e tutte le sere. Egli non aveva una fervida fantasia. Del resto nessun demone riesce a creare vivide immagini nella sua testa, ma Ash non aveva ripensato a Paul da molto tempo e così sarebbe continuato se quei due angeli non gliel’avessero ricordato. Detto questo, chi lo desidera mi spieghi com’è possibile che quando Ash si avvicinò alla porta non vide un battente, bensì il volto di Paul.
Il volto di Paul. Esso non sembrava curarsi della nebbia attorno a sé e il suo volto, leggermente luminoso come un lanternino, non sembrava dolorante o sofferente. Paul osservava Ash come era solito fare, con aria di sfida e di scherno. I lunghi capelli si muovevano nell’aria come sollevati da un vento misterioso, gli occhi, benché spalancati, erano fissi su Ash, il volto tumefatto. Una cosa mostruosa, se non per l’espressione pacata di Paul.
Ash si stupì e stette qualche secondo a osservare il battente che presto tornò come tale.
Non si può dire che la situazione non lo turbò, ma Ash aprì la porta ed entrò in casa, accendendo un piccolo fuoco sulla mano. Ash richiuse cautamente la porta, stando attento che il volto di Paul non ricomparisse. Quando la porta finalmente fu chiusa, provocò un boato terribile, simile a un fulmine, che fece sussultare Ash, che già aveva i nervi tesi.
Ora voi potreste raccontarmi di quelle scale di un tempo, così larghe che quasi potevano passare dei carri trainati da cavalli, ma le scalinate della reggia di Ash erano talmente grandi che anche Caronte con la sua barca messa di traverso poteva passarci, remi inclusi e senza fatica. Forse per questo motivo Ash vide comparire davanti a sé proprio il traghettatore con la sua piccola nave. Ma il re dei demoni salì senza curarsene, sbuffando nel frattempo per la giornata piena di lavoro e stress.
L’oscurità accoglieva Ash, e lui se ne compiaceva. L’oscurità era la sua vera casa, lo era sempre stata. Prima di coricarsi e finalmente riposarsi, Ash si mise delle pantofole bianche, una lunga veste bianca e un berretto da notte a punta bianco, fin troppo grande per la sua testa tanto che gli pendeva da un lato. Si avvicinò al letto e accese una candela con la fiammella sulla mano, si sedette sulla sua poltrona e accese il camino per illuminare meglio la stanza.
Era un fuoco mediocre, non serviva a molto in una notte come quella, nemmeno a scaldare la camera da notte. Quel camino era stato costruito con la fatica di centinaia di demoni di cui Ash sapeva i nomi, uno per uno, ma nonostante questo non riusciva a pensare ad altri che a Paul e al suo volto. Se la pietra del camino fosse stata riflettente, Ash vi avrebbe sicuramente rivisto il volto spaventoso!
«Sciocchezze!»
Ash si alzò e camminò avanti e indietro per la stanza ripensando all’uomo che lo perseguitava, quando all’improvviso il suo sguardo si soffermò sul campanello della servitù. Lo vide dondolare un poco, senza emettere nessun rumore. Con gran terrore di Ash, il campanello iniziò ad agitarsi sempre più e così tutti i campanelli nel resto della casa iniziarono a generare un gran chiasso che stordì le orecchie del demone…