Le Terre di Lorenzo
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5 dicembre

…Improvvisamente il frastuono delle campane cessò in un secondo. Era durato forse un minuto ma ad Ash sembrò essere passata un’intera ora. Subito dopo, si sentì un rumore di ferraglia: Ash ricordò che si diceva che gli spiriti erranti si aggirassero per i regni dei vivi dei morti ricoperti di catene che si trascinavano dietro al loro passaggio. La porta d’ingresso si spalancò con un gran tonfo e il rumore di catene si fece sempre più vicino. Prima su per le scale, poi davanti alla porta della camera.

«Via…sciocchezze, io non ci credo mica!»

Disse Ash tronfio. Poi però sbiancò quando vide il fantasma trapassare la porta della stanza e comparirgli davanti agli occhi. La fiamma del camino languì verso lo spirito, come a dire “Lo conosco, è Paul Artler!”

Egli era esattamente come Ash lo ricordava: la carnagione abbronzata con diversi tatuaggi, i capelli ritti verso l’alto, il viso teso e un vestito bianco che appariva ancora più luminoso. La catena, ben salda sui fianchi, era composta di lucchetti e tomi legati uno all’altro. Il corpo era trasparente, sicchè Ash potè vedere il laccio sulla schiena che teneva stretto il gilet che indossava.

Molti demoni dicevano che gli Helsing erano creature senza viscere e solo ora Ash ci credeva.

«Cosa vuol dire questo?»

Chiese Ash con i suoi toni freddi e distaccati.

«Cosa vuoi da me?»

«Molto»

La voce di Paul era chiara e precisa, come Ash la ricordava.

«Chi sei?»

«Chiedimi chi fui»

«Bene, chi fosti? Mi sembri un po’ pignolo per essere un fantasma! Non è che, così per dire, tu stia fingendo?»

Il fantasma allargò sul volto un largo sorriso e iniziò a ridere. I capelli si abbassarono e il viso si fece più rilassato. Si portò le mani ai fianchi e si slegò la catena con facilità.

«Hai capito subito il trucco eh?»

Improvvisamente si fece nuovamente serio.

«Sono Paul Artler, ultima vittima delle tue azioni come sottoposto del Diavolo»

«Vuoi…sederti?»

«Voglio»

Il fantasma si sedette dall’altro lato della stanza, vicino al caminetto.

«Ash, tu non mi credi, vero?»

«No»

Rispose secco Ash.

«Perché non credi ai tuoi sensi?»

«Perché possono essere ingannati facilmente! Tu potresti essere un po’ di frutta andata a male o vegetali indigesti. Penso che in te ci sia più dell’orto che del morto»

Ash di solito non faceva questi giochi di parole, ma in quel momento era terrorizzato fino alla punta dei piedi. L’aspetto di Paul era agghiacciante e il demone stava lì a fissarlo nelle pupille vitree in silenzio, come a distrarsi dal resto del corpo. Per alleggerire la tensione, Ash parlò.

«Vedi questo mio aspetto così…ardente? Non ho più un corpo e proprio ora scommetto che sarò pieno di fantasmi che ne desiderano uno…»

Paul tirò un grido orrendo e scosse le pareti della stanza così forte che Ash si tenne stretto alla poltrona. Cacciò poi una mano sul fuoco del camino che, al suo tocco, si scostò come ad evitare il materiale spiritico. Infine chiuse la mano e la portò al petto, dove un’enorme fiamma bruciò tutto il suo corpo e la poltrona su cui sedeva, rimanendo però illeso…

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