Le Terre di Lorenzo
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7 dicembre

Quando Ash si svegliò l’intera stanza era così buia che faticava addirittura a vedersi le punte dei piedi. Incomprensibilmente sentì una campana rintoccare per ben dodici volte. Come era possibile che fosse mezzanotte se era andato a letto alle due? Chiunque la stesse suonando, doveva avere qualche rotella fuori posto, era impossibile che avesse dormito per un giorno intero!

Ash si alzò dal letto e si diresse quindi alla finestra, sfregando il vetro per schiarire la veduta. Nella Dite notturna non vi era assolutamente nessuno, neanche un rumore per la strada. Questo lo rasserenò, ripensando al lavoro che avrebbe lasciato indietro se avesse dormito così tanto. Si rimise quindi a letto tranquillo, rimuginando sull’errore della campana. Il fantasma di Paul era stata una sorpresa inaspettata, ma quante volte era successo che solo dopo molto tempo dall’essersi svegliato si fosse reso conto che era tutto un sogno?

Continuò a pensare a questo fino a che la prima ora del nuovo giorno non si avvicinò. Ash volle stare sveglio per aspettare il primo spirito, ma l’attesa gli sembrò interminabile tanto che stava quasi per cadere di nuovo nel sonno. Alla fine, la campana suonò nuovamente.

«Un quarto»

E nuovamente

«Mezz’ora»

E nuovamente

«Tre quarti»

E ancora una volta

«È l’una!»

Ash aveva annunciato l’ora ancora prima che la campana battesse con un suono cupo e sofferente.

Non appena l’ora scattò, la stanza fu illuminata da un’immensa luce e le tende del baldacchino si scostarono, spostate da una mano. Il demone saltò sul letto stupito, faccia a faccia con l’essere. Era meraviglioso: un volto giovanile e furbo, ma con occhi carichi di ambizione, la creatura aveva dei boccoli color corteccia, con sfumature più chiare in alcuni punti. La pelle rosea e liscia lasciava intravedere una muscolatura ben scolpita e dalla schiena apparivano due enormi ali bianche come una nuvola in un giorno sereno. Portava una fascia rosso ciliegia che gli copriva i fianchi e le mani erano come bruciate da un fuoco improvviso. L’intero suo corpo sprezzava un’energia positiva, uno spirito di ribellione, ma soprattutto una grande luce, come quella del primo mattino.

«Siete voi lo spirito di cui mi era stato annunciato l’arrivo?»

Lo spirito con un sorriso rispose.

«Sono io!»
La voce era perfettamente armoniosa e soave, come quella di tutti gli angeli. Ma nella sua c’era qualcosa di più puro, c’era azzardo nel suo modo di parlare, quasi stesse sfidando Ash a un gioco più grande di lui.

«Chi o che cosa siete davvero? Queste sembianze mi ingannano.»

«Non ti ingannano. Come avrai capito sono l’angelo caduto, l’angelo dell’Inferno. Lucifero. Sono l’angelo del passato»

«Passato da molto tempo! L’ultima volta che governaste questo luogo fu anni fa…»

«Non sono qui come governatore dell’Inferno, ma come spirito del Natale passato. E non così tanto: tratto fino all’ultimo Natale»

Ash osservò nuovamente le mani, desideroso di scoprire come si erano bruciate.

«E quindi? Vuoi sapere cosa hanno queste mie mani? Perché sono così? Sono in questo stato per colpa del dolore che noi due e gli altri demoni ingiustamente portammo sulla Terra»

Ash umilmente chiese perdono, scusandosi per la sua curiosità.

«Perché siete qua?»…

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