Le Terre di Lorenzo
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Castello Tures (Trentino-Alto adige)

Sopra Campo Tures s’innalza l’imponente struttura di Castel Tures (o Castel Taufers). Costruito intorno al XIII secolo, esso apparteneva ai signori di Tures, ma, estinta la stirpe, l’edificio cadde presto in rovina. Il castello deve il suo fascino a un’unione di differenti stili architettonici, come il romanico e il gotico. L’ambiente più interessante e suggestivo è la Stanza degli Spiriti, dove, secondo le storie locali, si aggirerebbe il fantasma di una giovane sfortunata. Si racconta, infatti, che il promesso sposo di Margarethe von Taufers fu assassinato il giorno delle loro nozze e che lei, impazzita, pianse ininterrottamente per sette anni e poi, quando scoccò il settimo anniversario della morte del suo amato, si gettò dalla finestra, ma non lasciò mai definitivamente questo mondo.

Dopo ore di viaggio, sono arrivato in Trentino-Alto Adige, dove mi è stato segnalato il castello di Tures. Le leggende dicono che nel castello viva un fantasma, che si fa sentire soprattutto durante le visite e io ho intenzione di capire cosa c’è di vero in tutto questo. Arrivato al castello mi sono camuffato indossando un berretto con scritto “I ♥ Tures”. Dopo aver concluso la visita guidata senza interruzioni spiritiche, mi sono allontanato dal gruppo e ho esplorato da solo le stanze che la guida non ci aveva mostrato. Una volta arrivato nei sotterranei, ero deciso a trovare una stanza segreta. Voglio dire…ce ne è sempre una! Iniziai a tamburellare con le dita sulle ruvide pareti in pietra in cerca di un tonfo che mi avrebbe fatto capire che il muro non era pieno. Niente. La stanza dove mi trovavo era quella delle torture, dove ho saputo che la guida spesso porta i bambini a divertirsi (spero non li chiuda lì…). Mi sono guardato intorno, in cerca di qualcosa che potesse azionare un qualsiasi meccanismo e il mio occhio è stato attirato da una sorta di carrucola collegata al soffitto. Ho girato la manovella che era sul suo lato e il soffitto si è abbassato fino ad arrivare all’altezza del terreno. Mi sono messo al centro della piattaforma mobile che subito mi ha riportato verso l’alto: la manovella ora stava girando da sola. Mi sono ritrovato in una piccola stanza di pietra scura e levigata, con scaffali appoggiati alle pareti colmi di libri e ripiani con decine di flaconi e ampolle, ciascuna con una targhetta scritta in una lingua a me incomprensibile, ma sapevo che lingua fosse. Era scritta in un linguaggio usato da coloro che, comunemente, sono chiamate “streghe”. Gli Helsing le chiamano “le Ingannatrici” perché sono creature che, con l’ausilio della magia, scampano alla morte, insomma, la ingannano! Sono abili alchimiste e maestre nell’uso di sortilegi di ogni tipo. Quelle più potenti riescono a far sopravvivere anche il loro corpo alla morte, mentre quelle novelle riescono a mantenere solo il proprio spirito e hanno perciò bisogno di un corpo da abitare. Le Ingannatrici hanno la pelle pallida e rugosa, in loro non scorre più sangue, dopotutto sono morte, che vi aspettavate? I loro occhi sono rosso fuoco e i loro capelli (o almeno quelli che rimangono) grigi e secchi. Vestono di blu scuro o nero, ricordando così il colore del cielo notturno. Ho passato in quel castello l’intera giornata, senza trovare tracce di almeno un’Ingannatrice, quindi probabilmente questa si stava preparando alla sua morte in quella stanza, ma era troppo debole e non è riuscita a mantenere “vivo” il suo corpo. Dalla mia deduzione, la voce che si sente, in realtà appartiene a due persone: una e dell’Ingannatrice in cerca di un corpo, l’altra di Margarethe, che sta combattendo lo spirito dell’Ingannatrice per impedirle di conquistare il castello e i visitatori. Se come penso io quell’Ingannatrice non aveva un corpo, non potevo far nulla, quindi sono uscito dal castello pieno di energia, pronto a raggiungere la prossima tappa, in Liguria.

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